
Sui social network si trovano tante notizie false, sono in molti a diffonderle per superficialità o per spirito complottistico.
Sui social network si trovano tante affermazioni su quanto siano buoni gli animali e quanto cattivi gli uomini.
Presi separatamente il bufalaro e l’animalaro sono piuttosto innocui. Quando però una stessa persona racchiude in se entrambe le caratteristiche state sicuri che posterà qualcosa di razzista e fascistoide
.
Il web 2.0, Facebook, Twitter etc. ha liberato una quantità enorme di energie inespresse o difficilmente espresse. Creatività, informazione, voglia di comunicare… assieme a stupidità, rancore, frustrazione e mediocrità. Stare molto sui social network significa vedere una quantità inverosimile di…
Ma l’immagine che vorrei consegnare a questo primo maggio contiene anche un’altra contraddizione evidente: quella di stranieri che non hanno un regolare contratto di lavoro in Italia, quindi vengono reclusi come clandestini, in strutture gestite da società che violano i contratti e non pagano i dipendenti. Come dire – con una sola immagine – che la regolarità lavorativa richiesta ai migranti è il rovescio assurdo di quella “flessibilità” che invece viene imposta ai lavoratori autoctoni.
L’immagine di un paese dove il lavoro e la razza sono strettamente collegati. Perché le razze non esistono, ma l’organizzazione del lavoro finisce per riprodurle e per imporre gerarchie lungo la linea del colore.
Non ci sono donne, c’è solo uno sotto i 50, non ci sono omosessuali dichiarati, non ci sono “nuovi italiani”, non ci sono esponenti delle minoranze etniche e linquistiche, non ci sono vegani, non ci sono tifosi della Lazio o del Toro.
Ora non è che voglia irridere l’importanza di rappresentare la complessità di una comunità odierna, ma per me le valutazioni politiche si fanno innanzitutto con criteri politici.
Se le cosiddette commissioni ristrette fossero composte da 5 uomini e 5 donne io darei comunque un giudizio negativo sull’operazione che non si sa dove ci possa portare, invece a quanto pare certune ne sarebbero entusiaste.
A quanto pare il femminismo del XXI secolo, oltre ad essere sempre più bacchettone e sessuofobo, ha come principale preoccupazione le poltrone da occupare.
Come se una lottizzazione per genere potesse essere meno ingiusta di quella per appartenenza politica.
Per me, al contrario saremmo di fronte ad un’involuzione della democrazia se nella scelta dei rappresentanti non guardassimo più cosa vogliono fare ma solo se sono del nostro genere/razza/età/orientamento sessuale.